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Domenica del corriere.
Subito dopo la prima Guerra Mondiale, un gruppo di sportivi torinesi che si identificavano nella SIM (Società Incremento Motovelodromo) conosciuta altrimenti come Società Anonima Motovelodromo Torinese lanciò l'idea di costruire un Velodromo a Torino. Molti grossi nomi dello sport torinese e piemontese di allora favorirono questo progetto e in un tempo relativamente breve venne formata una Società che riuscì a far fronte all'ingente costo finanziario dell'opera.

L'impianto venne costruito nella zona ad est della città, tra la collina ed il Po.
Il progettista architetto Vittorio Eugenio Ballatore di Rosana usava sapientemente la nuova struttura in cemento armato e la plasmava delicatamente con il gusto dell' " Art Nouveau".
L'impianto veniva dotato di una pista ad anello in cemento della lunghezza di 393 metri e della larghezza di 8 , con curve sopraelevate.
Gli spettatori trovavano posto in due tribune con struttura in legno, poste ai lati dei due rettilinei, protette da una copertura con agile orditura in legno sovrastata da lastre di eternit ed in una porta aperta posizionata sulla curva sud, con struttura in cemento armato.
I posti erano circa 7500. Sotto le tribune erano stati ricavati spogliatoi, servizi e magazzini.
All'interno dell'anello un campo in erba sarebbe stato usato per attività ginniche, calcio, rugby e manifestazioni varie.

L'inaugurazione avvenne nel maggio del 1920.


1920 : inaugurazione del Motovelodromo di Torino.

Quel giorno, sull'anello di C.so Casale si diedero appuntamento tre sport: ciclismo, atletica e motociclismo. Il nome Motovelodromo deriva proprio dal fatto che la pista venne costruita in modo tale da permettere anche lo svolgimento di gare motociclistiche.

Aumentarono con il passare degli anni le spese e alla fine degli anni venti , venne concluso, con il Comune di Torino un accordo, in base al quale l'impianto veniva dato in concessione al Comune stesso.
Sport, cultura e spettacolo hanno trovato nel Motovelodromo il luogo ideale per le loro manifestazioni. Sulla pista in cemento si sono sfidati campioni di motociclismo come Biagio Nazzaro percorrendo l'anello ad oltre 100 Km orari di media. Erano gli anni venti.


1922 : Nazzaro e Bordino

Parate militari ai tempi del fascismo hanno visto il Motovelodromo vestito con la divisa dell'esercito.


Campionati militari di ciclismo e atletica si sono disputati più volte in quegli anni all'interno della struttura.
Ma quanti sanno che nel 1924 si svolse una memorabile edizione dell'Aida e nel 1929 uno splendido scenario accompagnò la Carmen?
Come non ricordare ai tifosi granata gli incontri di serie A giocati al Motovelodromo dal vecchio Torino e la storica partita tra la nazionale italiana e l'Olanda negli anni quaranta.



Anche il rugby con sfide memorabili tra il Cus Torino e il Rugby Torino quando militavano in serie A ha contribuito a costruire un pezzo di storia.
Sfide ciclistiche dietro motori e gare su pista hanno visto alternarsi alla vittoria campioni come Binda, Coppi,



Bartali e via via passando attraverso le vittorie di Coletto, De Filippis, Zilioli fino all'ultima vittoria di Francesco Moser nella Milano - Torino prima della chiusura per inagibilità.








1926 : Gara di stayers

1939 : Saggio ginnico

Venne "rattoppato" più volte: nel 1965 si inaugurò un nuovo impianto di illuminazione e risale al 1973 l'ultimo rifacimento del manto della pista.
Ma negli anni ottanta l'impianto venne dichiarato inagibile ed iniziò un lento declino che lo avrebbe portato alla rovina.
Si può quindi comprendere quanto fosse un peccato per la Regione, per la Città e per l'Arte Italiana lasciar morire un impianto monumentale raro esempio di architettura sportiva, ricco di spazi e di possibilità, ai piedi della collina, in riva al Po, a due passi dal centro, che per di più potrebbe essere goduto da tutta la città.
Ma un gruppo di privati decise di salvare il leggendario "Velo" come lo chiamano ancora affettuosamente gli sportivi dell'epoca e nel 1996 nacque un "Comitato di Gestione del Motovelodromo" che presentato un progetto di ristrutturazione ottenne la concessione dal Comune di Torino in cambio del restauro totale dell'impianto.
Era forse destino che la leggendaria struttura, costruita nel lontano 1920 da privati e successivamente passata in concessione al Comune ritornasse all'antico sistema di gestione.


Nel 1998 il Motovelodromo inaugurò la riapertura.

La ristrutturazione completa con centro medico sportivo , palestra, piscina e ristorante sarà ultimata entro il 2003 ed anche il Coni ne ha già approvato il progetto.

Ora il Motovelodromo può già utilizzare la pista in cemento completamente rifatta di 400 metri e omologata dalla F.C.I., l'anello in tartan con due corsie per il podismo e il campo in erba per campionati di calcio e rugby. Gli spogliatoi sono completamente ricostruiti con officina riparazione biciclette e sala medica e di prossima apertura il negozio di articoli sportivi.
La capienza per il pubblico e' di 3.500 persone a sedere e nel periodo estivo funziona già il bar all'aperto riservato ai soci.
Finalmente il Motovelodromo e' ritornato a vivere.
Tutto questo anche grazie al Comune di Torino, che prima con il Sindaco Valentino Castellani e l'Assessore allo Sport Ugo Perone ed ora, con il Sindaco Sergio Chiamparino e l'Assessore allo Sport Renato Montabone, hanno creduto e continuano a credere nel mitico impianto e nella sua gestione.
Un grazie anche alla Regione Piemonte nella persona del Presidente On. Enzo Ghigo e all'Assessore allo Sport Ettore Racchelli che contribuiscono con il loro aiuto alla crescita delle Associazioni che vivono e fanno vivere il Motovelodromo come centro sportivo.
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